Lettera di Giovanni Ricciardi al Teatro Garibaldi Aperto

Il 13 aprile, primo giorno di occupazione, le prime note nel teatro finalmente aperto alla cittadinanza erano quelle del mio violoncello. Sono venuto a Palermo da Genova con il desiderio di esserci a tutti i costi, non mi sentivo di rimanere nel silenzio delle mie comodità o certezze, di fronte a un gesto così accorato per la rinascita e condivisione di uno spazio pubblico, di un gruppo di artisti e lavoratori dello spettacolo uniti dall’intento di restituire all’ Italia la sua voce più bella, quella dell’ arte. La voce di uno dei molti spazi dedicati alla cultura in questo paese, bene comune, chiusi da anni di sperperi, dalla burocrazia di un sistema politico che nella maggior parte dei casi mira solo ad auto conservarsi in una lotta per il potere, in cui l’ arte è vista come un orpello per dare ai più l’ apparenza di dimostrarsi colti e magnanimi nei loro confronti, ma che in realtà nasconde una sterile lotta di interessi, niente più.

Così, fra un’ amministrazione e un’ altra, l’ arte muore per eutanasia, stivata nelle pile di carte bollate fra la polvere, spostata da un archivio a un altro.
Di mano in mano perde il suo significato, si allontana dalla gente, dagli artisti e dal suo territorio rimanendo, come nel caso dei teatri chiusi, come uno spettro del passato a guardare con rabbia questa classe politica ricca e lontana dalle reali necessità delle persone.

Gli artisti, come nel caso di ogni altra classe di lavoratori, hanno il diritto di avere un luogo dove poter lavorare, come recita l’ articolo 36 della nostra Costituzione :

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.”

Il 13 mattina mentre mi stavo preparando per andare davanti al teatro con tutti gli altri, la scossa di terremoto mi ha riportato in mente quella antica frase che dice “ Grandi eventi non sono preceduti da piccoli presagi” e così è stato.

Giudico la riapertura del Garibaldi alla popolazione un grande evento, La Sicilia mostra a tutto il mondo che ha, fra gli altri tesori di inestimabile bellezza, moltissimi giovani che guardano all’ arte e alla cultura con preoccupazione e nello stesso tempo agiscono con creatività per i cittadini per non permettere che la spina venga definitivamente staccata e la luce si spenga e a loro, persone pulite e animate dall’ interesse per la collettività è rivolto il mio plauso oltre che il mio incondizionato sostegno.
Mi auguro di cuore che l’ Amministrazione Comunale di Palermo voglia tenere in buon conto il valore dello spazio comune come momento di aggregazione fra liberi cittadini, come luogo di laboratorio artistico, culturale e creativo, interamente dedicato ai cittadini, libero così da ogni mafia.

Tornerò presto.

Giovanni Ricciardi

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3 risposte a Lettera di Giovanni Ricciardi al Teatro Garibaldi Aperto

  1. Gilberto ha detto:

    Hai la mia massima stima Giovanni, parole sante !!! E forza ragazzi, non mollate mai !!!!

  2. cristiano ha detto:

    Bravo Giovanni. Forza Garibaldi, w il teatro aperto.
    Buon lavoro a tutti voi.

    Cristiano Fabbri

  3. Miche ha detto:

    Forza Ragazzi !!! L’ Italia è con voi !!!

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