Lettera di Vinicio Marchioni al Teatro Garibaldi Aperto

Dopo il teatro Valle a Roma anche il Teatro Garibaldi di Palermo è stato occupato.
In un periodo in cui si parla solo di crisi economica, in cui serpeggia negli umori di tutti la disillusione e anche la speranza di uscirne sembra remota, in cui la fiducia e il senso di appartenenza verso istituzioni e vita sociale nel nostro paese sono schiacciati da un senso di schifo e apatia; questa seconda occupazione di uno spazio culturale importantissimo (al Garibaldi hanno lavorato tra gli altri Carlo Cecchi, Emma Dante, Peter Brook, Antonio Latella e Wim Wenders) va presa come un atto di resistenza artistica, civile e culturale.Provare a fare arte in questo paese è diventato impossibile, in ogni campo, come un gabbiano agonizzante abbandonato da tutti, come se la cultura non sia più un elemento fondante della vita di ognuno di noi. Per questo vedo l’occupazione del Garibaldi come un tentativo (estremo perchè la situazione culturale lo è, agonizzante appunto) di riportare all’attenzione di tutti, istituzioni in primis, la gravità dello stato culturale del nostro paese e la fame di cultura che la gente ha. Agli occupanti la mia solidarietà e spero quella di tutti.

Vinicio Marchioni

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