Il primo Maggio del Teatro Garibaldi

Il tetto di vetro lascia passare i raggi del sole. Mi sveglio sudato nel mio sacco a pelo e la prima cosa che vedo, all’estremità opposta dello spazio del teatro, è un grande telo bianco, montato nella notte per la proiezione dei documentari in programma stasera: i tecnici, anche oggi, hanno fatto le ore piccole.
Fuori la città è semi deserta. È il Primo Maggio, festa dei lavoratori. A sera il Tg riporta una dichiarazione di Maurizio Landini che mi fa tornare con la mente alle persone che da diciannove giorni stanno facendo del Garibaldi Aperto un simbolo: «Bisogna ripartire da qualcosa che rimetta al centro l’uomo», osserva il segretario nazionale Fiom.
Ecco, forse è questo il segreto, la forza che sta rendendo possibile tutto ciò. Il lavoro non è solo profitto economico: se in così tanti e in numero sempre crescente gravitano intorno a questo teatro, portando ognuno il suo contributo, è perché qui trovano la possibilità di condividere un desiderio, una scomodità, di crescere attraverso lo scambio e il confronto, di intessere relazioni, e soprattutto di vedersi attribuito un ruolo. Ogni singolo che si avvicina a questa comunità in fermento può trovare stimoli e occasioni rare, e un trampolino di speranza da cui ripartire. Il fotografo che arriva e comincia a collaborare col gruppo comunicazione, colui mette a disposizione le proprie braccia per le pulizie della mattina, il professionista che mette a disposizione il proprio sapere per la formazione di tutti, l’artista che offre un saggio della sua arte, il tecnico che mette a disposizione i propri strumenti per aderire a un così affascinante progetto di collaborazione, ognuno si sta costruendo all’interno del gruppo una complicità capace di ripagarlo di più e meglio di qualsiasi reddito. Ognuno si ritrova al centro, si scopre necessario per una causa più grande, e sa che lavorerà finché ce ne sarà bisogno, perché è una fatica che lo nutre quella che sta prestando, a vantaggio di se stesso prima che di chiunque altro.
Non solo denari sono i profitti dell’uomo: benessere, condivisione, cultura, e tirarsi fuori dalla solitudine congenita al sistema vigente, sistema delle speculazioni e dei consumi, dei numeri e della finanza che costringono l’uomo comune ai margini. Così per il Primo Maggio al Garibaldi si lavora tutti come negli altri giorni, perché il lavoro qui è proprio una festa, ed è una festa che non vuole finire.

Giacomo

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