Mostra “SPOSSESSIONI” di Massimiliano Carollo – Venerdì 15 Giugno alle 21

Più che restituire l’uomo nel primo momento alla vita, i neonati dipinti nella serie “Spossessioni”, riconsegnano questo nel suo primo momento alla morte.

Da tempo ormai, sono incuriosito dall’idea di raffigurare la morte in una condizione concreta, ricercandone più che la sua natura conclusiva, la sua natura cioè di cessazione della vita, una sua natura autonoma dalla vita, se non addirittura alternativa.
Scansando da principio, l’equivoco di poter indagare qualunque post-realtà umana dopo la vita, cioè il cielo, o qualsivoglia altro mondo, dei quali nulla sappiamo se non abbandonandoci in scialbe congetture metafisiche o peggio, probabilistiche, la morte che m’interessa affrontare è una morte tangibile e capace di vita propria. Una morte come condizione dell’essere, pari alla vita e ad essa concomitante.

Se nel primo vagito l’essere s’impone come esistente nella vita, nel singhiozzo prima del vagito, nell’asfissia prima del respiro, dall’acqua all’aria, egli può imporsi anche come esistente nella morte. Non si sa che durata abbia quest’asfissia, questa transizione, ma dal suo superamento o non, dipenderà la vita o la morte organica di ogni essere. In questo momento immisurabile di cortocircuito, di blackout, di amnesia, di squilibrio, prende origine la morte autonoma dalla vita.

Per tale motivo, dunque, la scelta che mi spinge a raffigurare la morte come una condizione che non è solo terminale, ma può anche essere originaria, iniziale, natia, in quel momento cioè di trapasso, da un luogo a un altro, nel quale ogni essere vive forse la morte in tutta la sua essenza, e in tutta la sua grandezza.

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Una risposta a Mostra “SPOSSESSIONI” di Massimiliano Carollo – Venerdì 15 Giugno alle 21

  1. Massimiliano Carollo ha detto:

    Sono attratto da una pittura che ostacola se stessa. Nel momento stesso in cui si offre come colore, materia, forma, e dunque rappresentazione, essa esprime anche il suo disfacimento, offrendosi come esatto contrario del colore, della materia, della forma, e non riuscendo più a rappresentare.

    Oggi è impossibile continuare a dipingere se non si è convinti che la pittura è deceduta. Non si può prescindere da quanto essa ha espresso nel recente passato e non si può prescindere dal fatto che artisti come Pollock e Nitsch, più che uccidere la rappresentazione hanno ucciso la pittura in quanto pratica e lingua. Pertanto, l’unico modo per continuare a dipingere è quello di farlo da defunti, cioè, da spettri.

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